{"id":5495,"date":"2025-06-10T19:35:42","date_gmt":"2025-06-10T17:35:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.festivalcinemambiente.it\/?p=5495"},"modified":"2025-06-10T15:22:58","modified_gmt":"2025-06-10T13:22:58","slug":"28-cinemambiente-i-film-vincitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.festivalcinemambiente.it\/it\/28-cinemambiente-i-film-vincitori\/","title":{"rendered":"28\u00b0 CinemAmbiente &#8211; I FILM VINCITORI"},"content":{"rendered":"<section class=\"l-section wpb_row height_medium\"><div class=\"l-section-h i-cf\"><div class=\"g-cols vc_row via_grid cols_1 laptops-cols_inherit tablets-cols_inherit mobiles-cols_1 valign_top type_default\"><div class=\"wpb_column vc_column_container\"><div class=\"vc_column-inner\"><div class=\"wpb_text_column\"><div class=\"wpb_wrapper\"><p>Il <strong>28\u00b0<\/strong> <strong>Festival CinemAmbiente <\/strong>conclude la sua parte concorsuale oggi, marted\u00ec 10 giugno, con la <strong>cerimonia di premiazione <\/strong>dei film vincitori, alle ore 19, al Museo Nazionale del Cinema \u2013 Mole Antonelliana.<\/p>\n<p>Una selezione di <strong>45 titoli<\/strong> tra quelli proposti in sala nella 28^ edizione sono <strong>visibili gratuitamente online <\/strong>tramite il sito del Festival, <strong>www.festivalcinemambiente.it<\/strong>, fino al <strong>21 giugno<\/strong>, sulla piattaforma OpenDDB (capienza di <strong>500 accessi <\/strong>per ciascun titolo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>PREMI<\/strong><\/h4>\n<p>\u27a4 <strong>Premio Asja<\/strong> per il miglior documentario della sezione internazionale, assegnato dalla giuria composta da Alex Bellini, Massimo Bernardi, Johannes Kostenzer, Petrula Veljanovska, Ottavia Virz\u00ec, a:<\/p>\n<p><strong><em>The Town that Drove Away<\/em> <\/strong>di Grzegorz Piekarski, Natalia Pietsch (Polonia 2025, 70\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nCon passo lento e delicato, il film ci mostra che le persone non possono semplicemente essere trapiantate altrove. La narrazione ci conduce in un villaggio sconvolto dall\u2019arrivo degli escavatori, dove lo spazio per la memoria si fa sempre pi\u00f9 esiguo. Con una regia attenta e tocchi lirici, assistiamo all\u2019annientamento silenzioso di una storia secolare, sommersa dalle acque di una diga che avanza inesorabile. Il film ci lascia con una domanda aperta: l\u2019economia pu\u00f2 davvero legittimare la perdita dei legami locali e della memoria storica?<\/p>\n<p>La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a:<\/p>\n<p><em><strong>Middletown<\/strong><\/em> di Jesse Moss, Amanda McBaine (USA 2025, 110\u2019)<\/p>\n<p>Il film Middletown ci offre un potente promemoria sull\u2019importanza dell\u2019impegno civico e dell\u2019educazione come strumenti essenziali per ricostruire la speranza nel cambiamento. Attraverso un uso raffinato e toccante di materiali d\u2019archivio altrimenti destinati all\u2019oblio, il film mette in luce la forza della giovent\u00f9 e dei cittadini attivi: quando ci mobilitiamo, possiamo davvero incidere sulla realt\u00e0 e sfidare i grandi poteri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4 <strong>Premio SMAT<\/strong> per il miglior cortometraggio della sezione internazionale, assegnato dalla giuria composta da James Berclaz-Lewis, Perturbazione, Valeria Vantaggi, a:<\/p>\n<p><em><strong>Bloodline<\/strong><\/em> di Wojciech W\u0119glarz (Polonia 2024, 12\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nNel silenzio inquietante del confine ghiacciato della foresta di Balowieka, un maestoso bisonte invita lo spettatore alla contemplazione. Prima l\u2019espansione onirica delle pianure innevate, poi lo sguardo, delicatamente guidato, si posa sul sommesso dramma umano lungo il confine militarizzato tra Polonia e Bielorussia. Attraverso un meticoloso intreccio sonoro e visivo, il nostro mondo implacabile si svela a poco a poco \u2013 duro, spietato, ma accanto al nostro benevolo e vigile custode. Bloodline ci chiama a fare i conti con la violenza silenziosa dei confini innaturali.<\/p>\n<p>La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a:<\/p>\n<p><em><strong>Hic svnt dracones<\/strong><\/em> di Justin Fayard (Francia 2024, 13\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nPer l\u2019abilit\u00e0 di trasportare lo spettatore in una dimensione senza tempo, profondamente estranea al nostro presente frenetico. La paura dell\u2019ignoto si trasforma lentamente in una risonanza con il cosmo. Questo effetto viene raggiunto grazie a una tecnica pittorica magistrale, a un paesaggio sonoro misterioso e contemplativo, e a una tensione narrativa che non esplode mai, ma ci guida con eleganza da un piano materiale a uno spirituale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4<strong> Premio IREN del pubblico<\/strong> per il miglior documentario in gara nel Concorso internazionale, assegnato dagli spettatori del Festival a:<\/p>\n<p><em><strong>Blame &#8211; Bats, Politics and a Planet out of Balance\u2026<\/strong> <\/em>di Christian Frei (Svizzera 2025, 122\u2019)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4 <strong>Riconoscimento speciale \u201cGaetano Capizzi\u201d<\/strong> per il miglior film della sezione Made in Italy, assegnato dal relativo comitato, composto da Silvana Dalmazzone, Marino Midena, Giulio Sangiorgio, a:<\/p>\n<p><strong><em>Valentina e i MUOStri<\/em><\/strong> di Francesca Scalisi (Italia, Svizzera 2024, 80\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nPer la capacit\u00e0 di unire un piano individuale, che si sviluppa a poco a poco, a uno di carattere sociale, riuscendo ad approfondire i due livelli con uguale capacit\u00e0 di racconto e di analisi. Valentina, con la sua graduale presa di co-scienza, assomiglia sempre pi\u00f9 a una Greta nel suo desiderio di denunciare il danno ecologico e il suo grido assume la forza identitaria di una generazione \u2013 ma anche di una classe sociale \u2013 vittima di ingiustizia ambientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4 <strong>Premio Slow Food<\/strong>, istituito dal Festival e da<strong> Slow Food Italia<\/strong>, per il film che meglio abbia saputo trattare il complesso e articolato tema del rapporto tra cibo, agricoltura e ambiente, assegnato dalla giuria composta da Barbara Nappini, Serena Milano, Roberto Burdese, Piero Sardo, a:<\/p>\n<p><em><strong>Mut<\/strong> <\/em>di Giulio Squillacciotti (Italia 2025, 18\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nUna finestra che si apre sulla montagna e ci regala scorci meravigliosi dell\u2019estate. Non si tratta, per\u00f2, di una cartolina. \u00c8, invece, la montagna dell\u2019alpeggio, il mut (ovvero il monte, in dialetto bergamasco) dove una giovane famiglia, con i suoi animali, vive la bella stagione, producendo formaggi, portando avanti una storia antica che si ripete e si rinnova, anno dopo anno, tenendo assieme un solido legame con il passato e uno sguardo pieno di speranza per il futuro. La speranza \u00e8 incarnata dai due protagonisti: un ragazzino che ha gi\u00e0 imparato a ripetere, con misurata maturit\u00e0, i gesti del mestiere di allevatore e il piccolo fratello che ne segue spensierato le orme, coltivando l\u2019amore per i suoi animali. Entrambi in un rapporto spontaneo, autentico e integrato con la montagna, mentre i turisti entrano ed escono dalla scena come disorientati intrusi.<br \/>\nLa montagna rivelata dalle bellissime inquadrature di Giulio Squillacciotti non \u00e8 certo facile ma \u00e8 forse unica nel mostrare all\u2019uomo come vivere in armonia ed equilibrio con la natura.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4 <strong>Premio Ambiente e Societ\u00e0<\/strong>, istituito dal Festival e dalla <strong>Cooperativa Sociale Arcobaleno<\/strong>, per il film, scelto dai lavoratori e dalle lavoratrici della Cooperativa, che meglio abbia saputo coniugare i temi ambientali e la dimensione sociale, assegnato a:<\/p>\n<p><em><strong>Valentina e i MUOStr<\/strong><strong>i <\/strong><\/em>di Francesca Scalisi (Italia, Svizzera 2024, 80\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nLa regista \u00e8 riuscita a cogliere la bellezza e la poesia (e a trasmettercela) in un contesto apparentemente scoraggiante e drammatico dove i &#8220;mostri&#8221; non sono solo nella fantasia ma esistono e impattano negativamente in un contesto sociale gi\u00e0 di per s\u00e9 difficile da affrontare. I fiori all&#8217;uncinetto di Valentina ci appaiono come la risorsa nascosta che ognuno ha dentro di s\u00e9 per affrontare le proprie paure immaginarie o reali che siano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u27a4 <strong>Premio Casacomune<\/strong>, istituito dal Festival e da<strong> Casacomune<\/strong>, assegnato al film o all\u2019autore che meglio sia stato in grado di riflettere temi legati alla spiritualit\u00e0 intesa come dimensione strettamente legata alla natura di cui facciamo parte, assegnato a:<\/p>\n<p><em><strong>Abito di confini. Muoversi dietro le quinte del palcoscenico italiano<\/strong><\/em> di Opher Thomson (Italia 2025, 40\u2019)<\/p>\n<p>con la seguente motivazione:<br \/>\nPer la sua capacit\u00e0 di imporsi \u2013 in un racconto per fotogrammi della traversata di un migrante dall\u2019est all\u2019ovest del Nord Italia \u2013 come una contro-narrazione in grado di valicare i confini di etichette e definizioni sempre pi\u00f9 deumanizzanti. Un&#8217;opera piena di movimento, anche se composta da immagini fisse, priva di parole eppure cos\u00ec tanto interrogativa, urgente e ipnotica.<\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 28\u00b0 Festival CinemAmbiente conclude la sua parte concorsuale oggi, marted\u00ec 10 giugno, con la cerimonia di premiazione dei film vincitori, alle ore 19, al Museo Nazionale del Cinema \u2013 Mole Antonelliana. 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