{"id":4466,"date":"2024-06-10T15:50:43","date_gmt":"2024-06-10T13:50:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.festivalcinemambiente.it\/?p=4466"},"modified":"2024-06-10T15:50:41","modified_gmt":"2024-06-10T13:50:41","slug":"27-cinemambiente-i-vincitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.festivalcinemambiente.it\/it\/27-cinemambiente-i-vincitori\/","title":{"rendered":"27\u00b0 CinemAmbiente &#8211; I VINCITORI"},"content":{"rendered":"<section class=\"l-section wpb_row height_medium\"><div class=\"l-section-h i-cf\"><div class=\"g-cols vc_row via_grid cols_1 laptops-cols_inherit tablets-cols_inherit mobiles-cols_1 valign_top type_default\"><div class=\"wpb_column vc_column_container\"><div class=\"vc_column-inner\"><div class=\"wpb_text_column\"><div class=\"wpb_wrapper\"><p>Il <strong>27\u00b0<\/strong> <strong>Festival CinemAmbiente <\/strong>conclude la sua parte concorsuale oggi, domenica 9 giugno, con la <strong>cerimonia di premiazione <\/strong>dei film vincitori, alle ore 19, al Museo Nazionale del Cinema \u2013 Mole Antonelliana.<\/p>\n<p>Una selezione di <strong>44 titoli<\/strong> tra quelli proposti in sala nella 27^ edizione sono <strong>visibili gratuitamente online <\/strong>tramite il sito del Festival, <strong>www.festivalcinemambiente.it<\/strong>, fino al <strong>18 giugno<\/strong>, sulla piattaforma OpenDDB (capienza di <strong>500 accessi <\/strong>per ciascun titolo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>PREMI<\/strong><\/p>\n<p>I <strong>premi <\/strong>attribuiti al termine <strong>della 27^ edizione del Festival <\/strong>sono:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u27a4 <\/strong><strong>Premio Asja per il miglior documentario<\/strong> della sezione internazionale, assegnato a maggioranza dalla giuria composta da Luciano Barisone, Rachel Caplan, Davide Ferrario, Diana Garlytska, Stefano Mancuso, a:<\/p>\n<p><strong><em>The Battle for Laikipia<\/em><\/strong> di Daphne Matziaraki, Peter Murimi (Kenya\/USA 2023)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Quest\u2019opera coinvolgente cattura con forza la complessa eredit\u00e0 del colonialismo britannico in Kenya, bilanciando la precaria posizione attuale dei discendenti dei coloni bianchi con gli impatti devastanti dei cambiamenti climatici sulle comunit\u00e0 indigene. I registi hanno sapientemente delineato un ritratto empatico degli individui coinvolti in questo conflitto, offrendo agli spettatori una visione articolata di entrambe le parti. Attraverso la sua incisiva narrazione, le riprese magistrali di fauna e paesaggi mozzafiato e l\u2019intimit\u00e0 profonda con i suoi personaggi, il film svela la lotta senza esclusione di colpi per la terra e le risorse. The <em>Battle for Laikipia<\/em> \u00e8 un\u2019indagine fondamentale e puntuale su questioni ambientali e sociali che invita il pubblico a formulare conclusioni personali e che si distingue per la narrazione delicata del legame indistruttibile tra l\u2019uomo e la sua terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La giuria ha inoltre assegnato una <u>menzione speciale<\/u> a:<\/p>\n<p><strong><em>Once Upon a Time in a Forest<\/em><\/strong> di Virpi Suutari (Finlandia 2024)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Quest\u2019opera cattura lo spettatore con dettagli vividi e riprese straordinarie della biodiversit\u00e0, mentre una colonna sonora coinvolgente amplifica la bellezza delle scene. I giovani protagonisti, con la loro sincerit\u00e0 e ingenuit\u00e0, riescono a trasmettere l\u2019amore per la natura dallo schermo direttamente al cuore del pubblico. Il loro fervore e impegno per l\u2019attivismo ambientale risuonano con chiarezza, rendendo l\u2019esperienza vicina a tutti gli spettatori. Il film conquista i cuori con le sue scene di natura placida, invitando lo spettatore a immergersi nella pacifica quiete delle foreste finlandesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Premio SMAT per il miglior cortometraggio<\/strong> della sezione internazionale, assegnato dalla giuria composta da Joana Fresu de Azevedo, Natalia Beatrice Giannitrapani (Nathalie), Alessia Iotti (@alterales), a:<\/p>\n<p><strong><em>The Feast<\/em><\/strong> di Rishi Chandna (India 2023)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Leggerezza nella narrazione, potenza delle immagini e forza e tenacia delle donne nel farsi carico non solo della gestione microeconomica di un sistema complesso come quello ittico, ma anche della necessit\u00e0 di una tutela ambientale per non dimenticare il proprio passato e le proprie tradizioni sono gli ingredienti di una cena che potrebbe risultare indigesta. Ma che rendono la visione del corto piacevole e potente, per la sensibilit\u00e0 e l&#8217;ironia con cui le vicende vengono raccontate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La giuria ha inoltre assegnato una <u>menzione speciale<\/u> a:<\/p>\n<p><strong><em>Bat Boy<\/em><\/strong> di Aaron Lemle (USA 2023)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Per la capacit\u00e0, in modo delicato, di affrontare pi\u00f9 tematiche, mantenendo un equilibrio tra narrazione e tecnica e creando un ambiente empatico con i personaggi. Che siano giovani ragazzi o animali normalmente discriminati dalla societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Premio IREN del pubblico<\/strong> per il miglior documentario in gara nel Concorso internazionale, assegnato dagli spettatori del Festival a:<\/p>\n<p><strong><em>Lonely Oaks<\/em><\/strong> di Fabiana Fragale, Kilian Kuhlendahl, Jens M\u00fchlhoff (Germania 2023)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><u>Riconoscimenti e premi speciali:<\/u><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Riconoscimento speciale \u201cGaetano Capizzi\u201d<\/strong> per il miglior film della sezione Made in Italy, assegnato dal relativo comitato, composto da Enrico Camanni, Serenella Iovino, Giovanni Iozzi, a:<\/p>\n<p><strong><em>Un paese ci vuole. Zavattini, Luzzara e il Po<\/em><\/strong> di Francesco Conversano e Nene Grignaffini (Italia 2023)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>In un film denso e poetico e con una fotografia spettacolare, i registi ci portano sul Grande Fiume per un racconto epico e minimalista sulla poesia delle radici, rivelandoci che le nostre appartenenze sono mobili, aperte e in divenire. E che essere \u00e8 immaginare. Luzzara \u00e8 un paesaggio della Resistenza, ma \u00e8 anche un paesaggio di resistenza: resistenza poetica e narrativa, resistenza della fantasia. Con delicatezza e ironia in perfetto stile zavattiniano, il film ci mostra un paesaggio dove l&#8217;immaginazione si stacca dalle cose e guida lo sguardo, mettendoci (direbbe Gianni Celati) &#8220;in uno stato d&#8217;amore per qualcosa l\u00e0 fuori&#8221;. Il film si muove in quest&#8217;orizzonte con l&#8217;allegria un po&#8217; malinconica e il realismo magico dell&#8217;ostinazione cari al fondatore di questo Festival.<\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Premio Slow Food<\/strong>, istituito dal Festival e da <strong>Slow Food Italia<\/strong>, per il film che meglio abbia saputo indagare il rapporto tra cibo e ambiente e i temi dell\u2019alimentazione sostenibile e dei consumi alimentari consapevoli, assegnato dalla giuria composta da Barbara Nappini, Serena Milano, Roberto Burdese, Piero Sardo, a:<\/p>\n<p><strong><em>Common Ground<\/em><\/strong> di Josh e Rebecca Tickell (Messico\/USA 2023)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Un cast da grande film, sceneggiatura, fotografia e regia all\u2019altezza dei protagonisti: \u00e8 piuttosto raro che tanto talento e tanta qualit\u00e0 vengano messi al servizio di una causa cos\u00ec importante eppure cos\u00ec poco considerata. Senza suolo fertile non c\u2019\u00e8 vita eppure in meno di un secolo abbiamo drammaticamente eroso questo patrimonio prezioso e indispensabile alla sopravvivenza del genere umano. Abbiamo disperso millenni di saperi in nome dell\u2019ottusa ricerca del profitto per pochi. Ma c\u2019\u00e8 ancora speranza, chi ha gi\u00e0 abbracciato il cambiamento ci sta indicando la strada da seguire e un film come <em>Common Ground<\/em> pu\u00f2 fare moltissimo per diffondere il messaggio. Questo lungometraggio riesce sapientemente a unire lo spirito di CinemAmbiente e i temi cari a Slow Food, in una sintesi perfetta che non poteva non essere premiata.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La giuria ha inoltre assegnato una <u>menzione speciale<\/u> a:<\/p>\n<p><strong><em>Until the End of the World<\/em><\/strong> di Francesco De Augustinis (Italia 2024)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Quando al ristorante ordiniamo pesce, la domanda di rito \u00e8 se \u00e8 pescato o d\u2019allevamento. Dell\u2019allevamento non sappiamo nulla, ma sappiamo che il pesce selvaggio \u00e8 pi\u00f9 buono. Una domanda gourmet dunque. Come allevamento pensiamo a stagni e laghetti, che non nuociono a nessuno tranne che ai pesci, ma i pesci non parlano, non gemono, non si lamentano. De Augustinis ci mette di fronte a una realt\u00e0 ben diversa: traccia una mappa di moltissime coste del mondo dove la presenza di allevamenti di milioni di pesci sta travolgendo economie locali sostenibili e sta impoverendo il mare. Il racconto di De Augustinis ci spalanca nuove gravissime questioni ambientali e sociali. Il titolo del film \u00e8 volutamente ambiguo: allude al viaggio fatto per le riprese, ma anche al fatto che siamo di fronte ad un impoverimento spaventoso dell\u2019ambiente marino. E se il mare muore il destino dell\u2019umanit\u00e0 non ha scampo. La vita \u00e8 nata in mare e in mare finir\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Premio Ambiente e Societ\u00e0<\/strong>, istituito dal Festival e dalla <strong>Cooperativa Sociale Arcobaleno<\/strong>, per il film, scelto dai lavoratori e dalle lavoratrici della Cooperativa, che meglio abbia saputo coniugare i temi ambientali e la dimensione sociale, assegnato a:<\/p>\n<p><strong><em>Food for Profit<\/em><\/strong> di Giulia Innocenzi, Pablo D\u2019Ambrosi (Italia 2024)<\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Se il cinema oltre che valida espressione artistica deve essere anche azione di denuncia e assunzione di responsabilit\u00e0, <em>Food for Profit<\/em> adempie con pienezza a questa missione denunciando coraggiosamente il\u00a0pericoloso scollamento tra la parola e l\u2019azione e pi\u00f9 ancora tra principi condivisi ed il loro consapevole tradimento.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u27a4<\/strong> <strong>Premio Casacomune<\/strong>, istituito dal Festival e da <strong>Casacomune<\/strong> Scuola e Azioni, per il film o l\u2019autore che meglio sia stato in grado di riflettere temi legati alla spiritualit\u00e0 intesa come dimensione strettamente legata alla natura di cui facciamo parte, assegnato a:<\/p>\n<p>a <strong>Virpi Suutari<\/strong> (Finlandia), regista di <em>Once Upon a Time in a Forest<\/em><\/p>\n<p><u>con la seguente motivazione:<\/u><\/p>\n<p>Per la sua capacit\u00e0 di entrare con estrema delicatezza nel cuore della foresta, raccontando la meraviglia della natura in un film che, da una parte, denuncia i rischi e i pericoli che essa corre in tutto il mondo per l\u2019azione dell\u2019uomo, ma che dall\u2019altra fa emergere la forza e la determinazione con cui i giovani \u2013 baluardi di speranza per il futuro \u2013 si ergono a suoi difensori\u00a0e\u00a0custodi.<\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 27\u00b0 Festival CinemAmbiente conclude la sua parte concorsuale oggi, domenica 9 giugno, con la cerimonia di premiazione dei film vincitori, alle ore 19, al Museo Nazionale del Cinema \u2013 Mole Antonelliana. 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